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venerdì 22 dicembre 2017

Denaro e scoiattoli


C'è una parola finlandese che collega tra loro il denaro e gli scoiattoli. Si tratta della parola raha (denaro,soldi) che in origine indicava la pelliccia degli animali e in particolare quella dello scoiattolo. Le pellicce fin dalla preistoria reappresentavano un importante mezzo di scambio molto comune in Finlandia e nel nord Europa.
Tra le vecchie unità di misura finlandesi si possono trovare per esempio il tikkuri (equivalente a 10 pellicce) oppure kiihtelys equivalente a 40 pellicce di scoiattolo. Alcuni toponimi conservano ancora un residuo nel nome. A Vantaa per esempio si trova la zona di Tikkurila che probabilmente all'origine era un mercato di pellicce.

Fino a non molto tempo fa la carne di scoiattolo era ancora uno degli ingredienti di zuppe e pasticci di carne. In un vecchio libro di ricette tradizionale ricordo di aver notato quella dell'oravakukko.
Ufficialmente in Finlandia gli scoiattoli non sono protetti e si possono cacciare dal 1.12 al 31.01.


mercoledì 14 ottobre 2015

La via della scoperta


In finlandese il verbo 'conoscere' si traduce con 'tietää' che a sua volta deriva dalla parola 'tie' (via, strada, cammino).
La conoscenza sarebbe dunque la via, un cammino verso la scoperta, l'apprendimento, la rivelazione. Una via che conduce fuori dalle tenebre dell'ignoranza. 
Si chiamava tietäjä il guaritore, il mago,  lo stregone, lo sciamano. Individui che avevano percorso (e ancora percorrevano) l'insidioso cammino che porta alla luce della conoscenza.
Anche oggi la parola 'tieto' (conoscenza, dati, informazione) è molto usato come prefisso produttivo di parole composte. Si pensi ad esempio a tietokanta (database, base dati), tietokone (computer), tietopankki (banca dati), tietosanakirja (enciclopedia), tietotoimisto (agenzia di stampa).


venerdì 11 gennaio 2013

Gelosia e colore dei calzini

Una delle prime parole che mi hanno incuriosito della lingua finlandese è l'aggettivo mustasukkainen (geloso). Letteralmente significa "dai calzini neri" ma nessuno dei finlandesi a cui ho chiesto lumi sull'origine della curiosa parola mi ha saputo fornire un minimo indizio.

Cosa hanno dunque a che fare i calzini neri con la gelosia?

Per caso qualche giorno fa mi sono imbattuto sull'articolo Mustasukkaisuutta yli rajojen, in cui si cerca di risalire all'origine della parola.
L'autore ci tiene subito a precisare che mustasukkainen non è, come qualcuno potrebbe pensare, un calco linguistico erroneamente tradotto dello svedese svartsjuk geloso (lett. malato nero). Il presunto errore sarebbe basato sull'assonanza tra sjuk e sukka.
Un sinonimo di geloso in finlandese è anche mustankipeä, calco corretto del svartsjuk appena citato.

La pista svedese non è però del tutto sbagliata. Infatti sia in alcuni dialetti svedesi dell'Ostrobotnia che nello svedese antico si trovano modi di dire che associano la gelosia al portare i calzini neri.  Questi modi dire avrebbero origine dal norvegese antico in cui la gelosia era chiamata svarthososjuke (male dei calzini neri).

Un esempio simile si trova anche nella lingua inglese sebbene in questo caso si tratta di calzini gialli. Nel dizionario "A dictionary of slang and colloquial English" del 1912 si trovano le espressioni  "to wear yellow hose/breeches/stockings" (essere geloso) e "to anger the yellow hose" (provocare/causare gelosia). Il giallo, colore della bile, è considerato il colore della gelosia dell'invidia e della malinconia.
Non saprei dire se queste locuzioni siano ancora oggi in uso nella lingua inglese o preservate nei suoi dialetti.

Resta ancora senza risposta certa il riferimento ai calzini. L'articolo suggerisce che il calzino nero siano forse dovuti alle rappresentazioni pantomimiche in cui il colore dei vestiti degli attori rifletterebbe il carattere del personaggio interpretato.

Conoscete locuzioni simili in altre lingue o dialetti?


domenica 30 dicembre 2012

I fuochi della volpe



Revontulet (let. fuochi della volpe) è la parola con cui i finlandesi chiamano il suggestivo fenomeno dell'aurora boreale. 
C'è da precisare che la volpe in finlandese è chiamata kettu mentre repo, repolainen è una parola più antica generalmente usata in letteratura e poesia.
Dal punto di vista linguistico la parola revontulet deriva dai dialetti della Finlandia orientale. In altri dialetti finlandesi sono usate parole diverse come, ad esempio, pohjanpalo, rutjanpalo, rutjat, Ruijan valkea,  taivaanvalkeat, repointulet, loitsutulet, Pohjanloimut.

Nella lingua sami moderna l'auora boreale è chiamata guovssahasat che coincide anche con il nome della ghiandaia siberiana. Il nome potrebbe essere dovuto al fatto che i colori del piumaggio del volatile ricordino quelli delle aurore oppure alla somiglianza tra i suoi agili e volubili movimenti e le imprevedibili fluttuazioni del fenomeno celeste.

Come spesso capita per i fenomeni che per secoli sono rimasti senza una valida spiegazione scientifica, intorno alle aurore boreali sono fiorite diverse leggende, specialmente nei paesi nordici dove le manifestazioni sono più accentuate e ricorrenti.

Secondo una famosa credenza careliana l'aurora sarebbe generata dal contatto, dallo sfregamento delle fulgide pellicce della volpi di fuoco (tulikettu) tra loro e con le chiome degli alberi delle tunturi (le tipiche colline lapponi). La "volpe di fuoco" in questione non va confuso il panda rosso (firefox in inglese).
Nelle tradizioni popolari della Finlandia settentrionale e orientale con il nome di tulikettu (detta anche tulirepo o tulikko) si intende un animale leggendario dalla pelliccia di color nero o grigio scintillante. Pare che con la pelle di tale animale si potessero illuminare, senza alcun rischio, polveriere o altri tipi di luoghi infiammabili.
Secondo alcune tradizioni la "volpe di fuoco" rappresentava forse la preda più segretamente ambita di ogni cacciatore in quanto portatrice di gloria e ricchezza.


Fonti principali:
- Revontulet kansanperinteessä


mercoledì 5 dicembre 2012

Himmeli, portafortuna e decorazione natalizia

In diverse case finlandesi è ancora oggi possibile trovare delle singolari decorazioni natalizie appese al soffitto. Si tratta dei cosiddetti himmeli*.
Il nome ha origine da himmel di origine germanica. In danese, norvegese e svedese himmel significa cielo. Stesso significato per Himmel in tedesco ed hemel in olandese.
Sembra che la loro forma sia stata ispirata dai lampadari a candelabri presenti nelle chiese.


Sebbene oggi siano utilizzati a scopo decorativo, secondo la tradizione gli himmeli si appendevano nelle case in segno benaugurale per il raccolto. Quanto più grande era la decorazione tanto maggiore il raccolto. Generalmente si lasciavano appesi, in una o più stanze, da Natale fine a juhannus, la festa di mezza estate.
In origine gli himmeli erano realizzati con degli steli di paglia di segale. Pare nella zona di Hollola fossero le giovani ragazze a dedicarsi alla costruzione di himmeli dopo aver fatto la sauna. L'umidità e il vapore favorivano la lavorazione degli steli di paglia. Anche i giovani ragazzi si univano al gruppo così che la creazione di decorazioni natalize diventano un momento di socializzazione per la gioventù del paese.
 Gli himmeli sono stati utilizzati qualche volta anche come decorazioni per feste di nozze, addobbati con pezzi di specchio e strisce di carta.
In rete se ne trovano dozzine, dalle forme geometriche più semplici fino a quelle più complesse .

Avete notato himmeli in Finlandia o in altri paesi nordici? Avete mai provato a realizzarne uno?



*himmeli è la forma singolare


giovedì 21 aprile 2011

Etimologie e ponti pasquali

È praticamente cominciato il lungo ponte pasquale finlandese. Sembra che le giornate festive saranno soleggiate e asciutte. Speriamo bene.


Gli svedesi e finlandesi si godono un ponte di 4 giorni (dal venerdì santo al lunedì dell'Angelo) mentre per danesi e norvegesi il ponte si allunga a 5 giorni grazie alla festività del giovedì santo.
Se trascorrete le vacanzi pasquali in Svezia proabilmente vi augureranno Glad Påsk, se siete in Norvegia o in Danimarca sentirete God påske. Se vi spingete fino alle isole Fær Øer vi faranno gli auguri di Gleðilig páskir mentre in Islanda vi rivolgeranno un Gleðilega páska.
Avrete notato dunque che i traducenti di Pasqua tra le lingue scandinave non si discostano tanto tra loro.
Fa eccezione la lingua finlandese in cui Pasqua si dice Pääsiäinen. Sembra che il termine sia stato coniato da Agricola per indicare il conseguimento, il raggiugimento (pääseminen) della fine del digiuno quaresimale. Il clero finlandese decise di promuovere e diffondere il termine Pääsiäinen per evitare l'imbarazzante assonanza con un'altra parola finlandese.

Tanti auguri di Buona Pasqua!!
Iloista Pääsiäistä!!


mercoledì 22 aprile 2009

Il canto e l'incanto

Nel finlandese moderno il verbo laulaa significa cantare. La sua etimologia, sebbene legata al ceppo baltofinnico, pare non sia del tutto certa.
Per esempio nella lingua estone laulatada significa "unire in matrimonio" che, per qualche curiosa coincidenza, non si discosterebbe molto dall'etimologia latina del verbo cantare.
Nel Kalevala il verbo laulaa assume il significato di incantare, evocare, recitare incatesimi o versi. Non a caso il cantore (runoja o laulaja) è anche un mago.

Leggendo il Kalevala, fin dai primi canti (o "runi") si nota subito che i duelli tra i protagonisti, così come le prove che devono affrontare, non si risolvono con le armi ma a colpi di incantesimi. Ne esce vittorioso solo il più saggio, colui che ha una maggiore conoscenza delle formule magiche.

Conosce fin troppo bene la potenza degli incantesimi il giovane Joukahainen il quale, dopo aver sfidato imprudentemente il vecchio Väinämönen, è costretto a promettergli sua sorella Aino in sposa pur di non morire sommerso dal fango evocato dai canti dello sfidante.
Lo stesso Väinämönen tormenta il gigante Antero Vipunen per venire a conoscenza della sua sapienza magica e terminare così la barca richiesta dalla vergine di Pohjola.
La magia aiuta anche il testardo e spensierato Lemminkäinen a superare le insidie sulla strada per Pohjola e lo salva, in un altro episodio, dal freddo glaciale evocato da Louhi.