venerdì 11 gennaio 2013

Gelosia e colore dei calzini

Una delle prime parole che mi hanno incuriosito della lingua finlandese è l'aggettivo mustasukkainen (geloso). Letteralmente significa "dai calzini neri" ma nessuno dei finlandesi a cui ho chiesto lumi sull'origine della curiosa parola mi ha saputo fornire un minimo indizio.

Cosa hanno dunque a che fare i calzini neri con la gelosia?

Per caso qualche giorno fa mi sono imbattuto sull'articolo Mustasukkaisuutta yli rajojen, in cui si cerca di risalire all'origine della parola.
L'autore ci tiene subito a precisare che mustasukkainen non è, come qualcuno potrebbe pensare, un calco linguistico erroneamente tradotto dello svedese svartsjuk geloso (lett. malato nero). Il presunto errore sarebbe basato sull'assonanza tra sjuk e sukka.
Un sinonimo di geloso in finlandese è anche mustankipeä, calco corretto del svartsjuk appena citato.

La pista svedese non è però del tutto sbagliata. Infatti sia in alcuni dialetti svedesi dell'Ostrobotnia che nello svedese antico si trovano modi di dire che associano la gelosia al portare i calzini neri.  Questi modi dire avrebbero origine dal norvegese antico in cui la gelosia era chiamata svarthososjuke (male dei calzini neri).

Un esempio simile si trova anche nella lingua inglese sebbene in questo caso si tratta di calzini gialli. Nel dizionario "A dictionary of slang and colloquial English" del 1912 si trovano le espressioni  "to wear yellow hose/breeches/stockings" (essere geloso) e "to anger the yellow hose" (provocare/causare gelosia). Il giallo, colore della bile, è considerato il colore della gelosia dell'invidia e della malinconia.
Non saprei dire se queste locuzioni siano ancora oggi in uso nella lingua inglese o preservate nei suoi dialetti.

Resta ancora senza risposta certa il riferimento ai calzini. L'articolo suggerisce che il calzino nero siano forse dovuti alle rappresentazioni pantomimiche in cui il colore dei vestiti degli attori rifletterebbe il carattere del personaggio interpretato.

Conoscete locuzioni simili in altre lingue o dialetti?


giovedì 10 gennaio 2013

La vecchia Casa dello Studente

Tra i più famosi edifici Jugendstil di Helsinki si trova il Vanha Poli, nato come Casa dello Studente di quello che poi è diventato il Politecnico di Helsinki.
L'edificio di granito grigio fu progettato nel 1903 dagli architetti Karl Lindahl e Walter Thomé.
Come spesso accadeva nel periodo romantico nazionale finlandese, arcate e decorazioni sono state realizzate sul tema del Kalevala e delle tradizioni finlandesi.
Fino al 1967 l'edificio è stato l'epicentro della vita studentesca della capitale finlandese. In seguito, divenuto troppo piccolo per le crescenti esigenze degli studenti, fu trasformato in ristorante. Dopo altri passaggi di proprietà e lavori di ristrutturazione, dal 2012 il Vanha Poli è sede del nuovo GLO Hotel Art.

Non ho visitato gli interni ma sono convinto che almeno le decorazioni esterne meritano una visita. Il Vanha Poli si trova in Lönnrotinkatu 29. Per altri edifici del genere consiglierei un'occhiata al pieghevole turistico sui tesori Jugendstil di Helsinki.







martedì 8 gennaio 2013

Il mito della nascita dell'orso


L'orso è uno dei animali selvatici più presente nella tradizione finlandese. Sono diversi gli incantesimi di protezione legati al re dei boschi finlandesi chiamato con decine di nomi e appellativi diversi.
Si raccontano diverse leggende sulla sua nascita. Sarebbe nato negli oscuri anfratti dei boschi o da un mucchio di lana gettata sull'acqua acqua da Ukko, il dio supremo lo Zeus dei finlandesi. Altri miti narrano della sua origine celeste, dalle spalle del Grande Carro (Otava in finlandese) calato sulla terra in cesto dorato mediante una corda d'argento.

In un articolo de "La Stampa" del 27 ottobre 1939 viene riportata una di queste storie raccontata al giornalista da una giovane ragazza careliana del villaggio che lo ospitava.

Negli spazi che esistono tra la luna e il sole, le Figlie dell'aria decisero un giorno di fare qualche cosa di bello e si misero a correre per il cielo. Chiesero a Tuuri, dio delle nuvole, un po' della bella lana dei suoi cirri più alti, ma quando ne ebbero radunato un bel mucchio si stancarono del loro gioco e lasciarono cadere tutto sul mare.
Ahto, il Nettuno dei Finni, si adirò grandemente contro quelle pazzerelle incostanti che si permettavano di sporcare il suo regno e pregò Tuulikki, il vento, di spinger via quella roba caduta dal cielo. E il mucchio di lana corse verso la terra e nel lungo viaggio l'umore fecondo del mare lo rese compatto e tale urtò contro la riva rocciosa.
Accadde che Mielikki, protettrice dei fiori, passasse per caso di là e lo portasse a casa, non sapeva ancora esattamente per farne che cosa. Ukko, dio degli dei, gettò via un seme di vita e ciò non deve stupire perchè si era al tempo della formazione del mondo.
Ora il seme cadde nella casa di Mielikki,  proprio sul mucchio compatto di lana, che subito divenne una cosa viva.
E Mielikki lo cullò, lo amò come un figlio e il curioso essre crebbe rapidamente.
- Sarai buono? - gli chiedeva ogni tanto. E la risposta era un grugnito ed un ondeggiare dell'enorme testa. Come poteva non essere buono, caduto com'era dal cielo ed educato dalla madre dei fiori?
Non è chiaro perchè Mielikki lo chiamasse Orso. Ma sta di fatto che lo chiamò così e che questo nome gli sia rimasto.
Ora, Orso non aveva nè unghie nè denti, perchè simili cose non possono essere fatti di lana. Come fare? Mielikki corse per il bosco. Chiese al sorbo, all'acacia, al ginepro delle spine robuste ma Pihlajatar era adirata con lei ed impedì che gli alberi accontentassero la buona dea.
E la povera madre adottiva continuò a correre attraverso le immense foreste. "Chi mi darà - chiedeva angosciata - chi mi darà i bianchi denti, chi le unghie gialle per il mio Orso?".
Udirono questi lamenti il pino dalle fronde d'argento e l'abete dagli aghi di bronzo. E Mielikki potè piantare nelle gengive di Orso le foglie aghiformi del pino, e nelle sue zampe lisce e sottili spini dell'abete: e crebbero i denti e le unghie.
E il buon orso, caduto del cielo e ornato dalle conifere, incominciò a passeggiare per le belle foreste della Carelia."