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giovedì 11 marzo 2010

L'albero del pane di Giovanni


L'estate scorsa mi sono imbattuto in esemplari di leguminose di cui avevo solo un lontano e sbiadito  ricordo.
Nel mio dialetto le carrube vengono chiamate "pistazz(i)" e anche "cornule" (o qualcosa di simile).  Ricordo di averle assaggiate molto anni fa ma solo una vaga e indefinibile traccia è rimasta nella mia memoria gustativa.

Dal punto di vista linguistico il carrubo presenta alcune curiosità.
Il nome con cui viene chiamato in inglese, italiano e nelle principali lingue neolatine deriverebbe dall'arabo "el kharroube".
In molte lingue germaniche (tedesco, olandese e lingue scandinave) e in quelle ugro-finniche (finlandese, estone) viene invece chiamato "albero del pane di Giovanni".
Il nome deriverebbe da un episodio riportato nel Nuovo Testamento secondo cui San Giovanni Battista sopravvisse diversi giorni nel deserto cibandosi di carrube e miele.

In campo alimentare le carrube sono utilizzate come cibo per animali, bevande, rosolii, vincotto. La farina di semi è usata come addensante in numerose preparazioni alimentari mentre carrube essicate o tostate sono usate come ingredienti per dolci o biscotti.
I duri e uniformi semi delle carrube venivano usati come unità di misura delle pietre preziose. Il termine "carato" deriva infatti dall'arabo "khirat" con cui sono chiamati i semi.