Anche questo
Runebergin päivä sta volgendo alla fine. Come da tradizione anche quest'anno non mi sono fatto mancare degli ottimi
runebergintorttu accompagnati da un tazza di tè.
Giorni fa ho trovato la versione italiana di una poesia di Johan Ludvig Runeberg tradotta nel 1865 da Costantino Arlia. La traduzione fa parte della raccolta "Rose e viole: canti e leggende popolari di varie nazioni" Della raccolta fanno parte, tradotti dallo stesso autore, canti tedeschi, lituani, inglesi, finlandesi e di altri paesi europei.
Trovate una traduzione del 2009 (accompagnata dalla versione originale svedese) della stessa poesia sul blog Liriche Scandinave in italiano.
Della stessa poesia esistono almeno due traduzioni in finlandese: Tytön kulennat tradotta da Elias Lönnrot e Tytön kulennat tradotta da August Ahlqvist.
La traduzione italiana del 1865 si intitola "L'epitaffio della fanciulla"
— Perchè le mani hai rosse, mia Carina? —
Chiedea la madre alla figliuola un dì.
— Nell'orto colsi rose stamattina,
E le man colle spine mi feri' —
— Perchè il labbro, hai vermiglio oltre l'usato? —
La madre un altro dì le domandò.
— Corbezzoli nel bosco ora ho mangiato,
Ed il sugo il mio labbro colorò.
Col pallor della morte sull'aspetto
Si mostrò la Carina un giorno ancor;
La madre, se la stringe contro il petto,
— Dimmi, qual pena ti martira il cor? —
— Volgeran brevi istanti, o mamma cara,
E la figliuola tua non sarà più!
Sollecita una fossa mi prepara,
Poni una croce, e scrivici di su:
« Rosse le mani mostrò un dì Carina,
Che strette gliele aveva il suo amator;
Poscia vermiglio il labbro una mattina,
Ei l'avea dato il bacio dell'amor.
Ma con la faccia smunta e impallidita
La Carina una sera ritornò,
L'amante suo, ahimè! l'avea tradita...
Non resse a tanto strazio, e qui posò! »